La Visione Sistemica di Insieme

Più persone raggruppate a caso fra categorie di sesso, età, etnia, stato sociale, provenienza geografica ecc ecc se messe di fronte alla situazione di guardare la stessa immagine, lo stesso panorama, la stessa persona … altro … alla domanda “cosa vedi ? “ risponderebbero molto probabilmente in modo del tutto differente.
Anche quando dovessero rispondere “in che senso ? ” , ovvero chiedendo di specificare meglio la richiesta alla quale in modo un po’ evasivo gli si rispondesse “descrivi ciò che vedi “ beh, il risultato sarebbe sempre e comunque simile, cioè della diversità di osservazione. 

Ognuna di quelle persone adotterebbe il proprio “filtro di priorità” per offrire la propria descrizione, oppure il proprio livello di precisione, di ampiezza della comprensione interiore di quel concetto, ciò in funzione di una serie di variabili miste fra il doversi misurare/giustificare con la domanda, o magari per l’imbarazzo di non volersi sentire inadeguati.

Se ad esempio in questo momento siete in spiaggia e volete fare l’esperimento, vi sarà abbastanza facile reperire delle persone ed avere un panorama suggestivo, più o meno affollato, sono certo che sarà divertente fare questo gioco. 

Senza entrare nei dettagli delle infinite risposte possibili, brutalizzerò l’analisi  delle risposte in due macro categorie : 
A) quelli della visione del particolare   /   B) quelli della visione di insieme

A : Sono quelle persone che se hanno davanti a se un insieme di palline nere assieme ad una sola rossa vedranno subito la differenza, si concentreranno solo su quella, faranno ragionamenti interessanti ed articolati che guarderanno più al perché l’unica pallina è rossa senza tuttavia interessarsi al fatto che l’insieme risulta sostanzialmente composto da palline nere. Sono persone che si incaponiscono nel pensare che “la regola” non serve, è sempre una forzatura, poiché ci sono sempre delle variabili. Spesso queste persone pensano molto alla propria percezione e viaggiano “per esclusione” quindi non si ritengono parte di un meccanismo.

B : Queste altre persone sono persone che talvolta sono, e più probabilmente sembrano, un po’ imprecisi nel loro primo giudizio, vedono l’insieme delle palline nere ma non si interessano subito della pallina rossa, talvolta la ignorano del tutto considerandola un fastidio. La loro capacità è quella di una visione dall’alto, si vedono osservatori immersi ma ciononostante esterni del meccanismo che guardano nella sua interezza e cercano di orientarne gli sviluppi se la cosa li riguarda circa la responsabilità che si attribuiscono. Spesso si accontentano solo di godere del panorama percependosi un piccolo ingranaggio in un grande meccanismo ragionando più  “per inclusione”.

La  differenza comporta dei ragionamenti diversi che determinano diversi comportamenti di fronte alla stessa situazione. Chi sei tu, A o B ? La premessa fatta era che questo esercizio è un po’ una forzatura. Perché farlo ? Perché ritengo che in questi tempi moderni bisogna essere A+B , ovvero bisogna anzitutto avere la capacità  di vedere l’intero quadro nel quale ci si muove, e tuttavia è fondamentale sapere verticalizzare focalizzandoci sul singolo dettaglio che talvolta, in un mondo iper-connesso, determina tutto il resto in una dinamica  ad “affetto domino”.

Sapete perché accade ? Accade perché le stratificazioni sottili delle connessioni fanno si che ci stiamo metaforicamente spostando dalla meccanica all’elettronica o se preferite alla meccanica quantistica. In passato un ingranaggio di un’automobile poteva rompersi, aprivi il cofano cercavi un ricambio e sistemavi il tutto, oggi se rimani a piedi o sei un ingegnere elettronico oppure sei fregato, se un sensore non funziona bene l’automobile non parte più …ma magari ti ha salvato la vita. Non troppo tempo fa giravamo col pericolo costante di finire in un fosso oppure di saltare in aria. Esagero ? Non credo molto, semplicemente avevamo meno “coscienza” e meno tecnologia. Io non ho mai avuto l’obbligo di usare il casco per poter girare in motorino, e l’ho scampata bella quando una mattina di Maggio di circa trent’anni fa una signora ha pensato di ignorare uno stop.

Quello che studio sul campo da molti anni, incontrando imprenditori di diversa estrazione e tipologia, mi ha fatto capire che la maggior parte di questi non conosce la differenza fra essere un imprenditorie ed essere un artigiano. Sono entrambi da stimare ma, se è vero che l’artigianalità racconta di sé i grandi sacrifici dei quali la collettività beneficia, l’imprenditoria più pura spiega che la connessione con tutto il resto necessita di una attenzione spasmodica per stare al passo con gli scenari che mutano. I due mondi sono spessissimo collegati fra loro in logica di filiera, eppure hanno esigenze che non coincidono a meno che non adottino entrambi una : Visione Sistemica di Insieme.
Questa visione sistemica deve includere gli obblighi del tempo : etici e morali, di genere, sociali, ambientali, culturali, strategici, digitali, geo-politici, energetici, finanziari, generazionali … e probabilmente qualche altro spicchio del frutto del peccato originale che hanno deciso di mangiare, cioè il volere “fare di più”.

Il web non ha fatto altro che amplificare e velocizzare i processi già in corso. Cercando infatti di vedere prima (pre-vedere) gli scenari ai quali si va incontro, soddisfare  il bisogno conoscere in tempo reale informazioni e meta-dati oltre che previsioni fatte da algoritmi ed intelligenze nuove, tutto ciò fa prendere scelte differenti poiché la comprensione viene modificata. Altrettanto tuttavia fanno anche altri, in fine ciò può determinare una logica schizofrenica che, dalla razionalità sposta verso scelte inadeguate, dettate dallo stress e dalle paure anziché dalla ipotizzata programmazione.

La visione sistemica e di insieme, lo spiega  la stessa definizione, è un processo cognitivo di inclusione che guarda all’insieme, e lo fa in una ottica di sistema, ovvero che nutre e viene nutrita dalla capacità di relazionarsi con attori ed esigenze molto diverse tra loro.  È un po’ come il dovere essere in grado di parlare lingue diverse, con diversi interlocutori, durante una riunione nella quale ognuno ha fretta di dire la propria e vuole essere ascoltato per il proprio impellente e personalissimo bisogno che deve risolvere quanto prima.

Mi occupo di consulenza strategico-cognitiva, chiedimi come fare per ….

– Alessio Micheli


La Prospettiva

L’Italia è stata per diversi secoli un po’ come “La Silicon Valley dell’Arte e della Cultura” , considerata da tutti come una fucina di talenti nel mondo, ed ancora oggi vive di rendita del successo delle vicende che l’hanno attraversata nel bene e nel male, e delle diverse imprese, intraprese, e vinte dai propri figli. 

A Giotto viene attribuita la prima gestione moderna degli spazi nell’ambito dell’arte pittorica, successivamente il Brunelleschi avrebbe dato forma all’invenzione della prospettiva lineare messo poi a punto da altri eminenti artisti dei secoli successivi. Nasce così quindi la terza dimensione che, incredibilmente per noi moderni, prima di allora non esisteva, non era stata ancora concepita dalle menti del tempo. 

Mi sono sempre chiesto ed immaginato con la fantasia la scena di come doveva essere la visione di un quadro contenente la prospettiva quando veniva visto per la prima volta. Credo proprio che sia stato un grande stupore, un effetto wow, i neuroni di quei cervelli “prospetticamente vergini” , grazie alla visione di un’opera d’artista, dialogarono in un modo inedito, eccitati così da una nuova via di comprensione del mondo e probabilmente anche di sé stessi generando un nuovo senso delle cose.

Oggi accade qualcosa di simile, ma dalla portata molto inferiore, quando vediamo uno schermo led moderno, magari di quelli curvi di ultima generazione che ci propongono la realtà aumentata.  
Non è però la stessa cosa tuttavia se paragonato al salto che è stato fatto in passato, allora si accendevano nuove lampadine in testa, mentre oggi si cerca di non farle spegnere poiché sono drogate costantemente dagli stimoli continui ai quali ci obbliga la modernità. 

Quando ho iniziato a scrivere questo pezzo non se ne parlava ancora, ma in questi ultimi mesi imperversa il così detto “Metaverso” ovvero la possibilità di accedere ad un’universo parallelo , digitale, che sembra volerci catturare ed inchiodare all’interno di un mondo irreale. Uno dei trend del business di punta ci invita in modo subliminale ad una probabile via di fuga dal momento presente. 
Di fatto ciò offrirà in men che non si dica altre modalità di (nuova) interazione, di lavoro e di relazioni sociali incluse … ed un po’ rattrista. Questa cosa non è però nuova, la prima stagione di questa idea era stata quella, non molto riuscita, di Second Life per chi la conobbe allora. 

Tornando ai nostri Led Wallet tuttavia il paragone visivo ha forse più pertinenza se riportato all’esperienza che abbiamo fatto in tanti già qualche anno fa di “entrare” volontariamente con lo sguardo dentro una stampa lenticolare 3D con disegni sovrapposti. Ricordo ancora quanto fosse innaturale dover – sfocalizzare – con gli occhi a mo di strabismo per poter accedere al disegno celato dalla macchia indistinta di forme e colori che si vedeva in prima battuta. 
Ci è voluto uno sforzo sia muscolare che di apertura mentale ad nuova comprensione di quella altra realtà, ci si è dovuti un po’ arrendere al fatto che ciò che avevamo visto fino a poco prima non era la cosa più interessante, la novità ancora nascosta ai nostri sensi era già lì ma era ignorata a prescinderne poiché non era ancora stato “caricato quel tipo di file” nella nostra mente, che è appunto il software che alberga diffusamente fra le grinze della nostra materia grigia e rosa. 
Suppongo tuttavia che qualcosa di analogo sia accaduto secoli prima alle prime esperienze della pittura in prospettiva, non tutti saranno stati in grado di cogliere subito la novità poiché la loro mente non sapeva cosa cercare tramite gli occhi, solo una volta aperta quella porta interiore, e solo allora, è stato ovvio e bello ciò che prima era irraggiungibile, e con tutta probabilità ciò che prima era ovvio era diventato improvvisamente vecchio ed in qualche modo un po’ più brutto, peggiore. 
Questo, se ci pensiamo, accade sempre quando si ha a che fare con la tecnologia, la novità, le migliorate performance, la comodità di un prodotto o servizio fanno da spartiacque. 
La chiamerò “obsolescenza mentale” non avendo fatto ricerche circa le possibili definizioni, è il meccanismo col quale in un istante si sceglie di faticare di meno in vista di una migliore usabilità, da subito più gradita.  
Da lì diventa sempre una sofferenza tornare indietro, chi lo nega è un romantico.

Basterebbe considerare questo per cogliere come i concetti di futuro ed innovazione sono sempre e comunque disponibili la fuori, nell’universo (e mi auguro poco nel metaverso) oltre la nostra scatola cranica, ciò che ci serve davvero è un po’ di istruzione su come riuscire a vedere aldilà di noi, delle nostre fedeli paure e dei pre-giudizi che sono molti di più di quelli che riusciamo ad addebitarci già noi stessi. 

Il professor Sgarbi, che quando parla di pittura è davvero coinvolgente poiché da critico appassionato ed amante viscerale di questa arte trasuda grande entusiasmo, ricorda spesso come Giotto rappresenti oltre al genio pittorico il primo vero artista moderno poiché pagato per la sua arte in un nuovo senso Imprenditoriale, o da libero professionista se preferite. 
Per la prima volta l’artista veniva infatti considerato non solo come un esecutore che riceveva vitto/alloggio, cioè uno che campa con ciò che fa, ma diventava  invece un vero e proprio imprenditore che fa da se un po’ tutto fra management/personal-branding/sales/cfo/investor manager ecc ecc detto come si usa fare adesso mettendo l’inglese come il prezzemolo per ogni professione. 

L’evoluzione del concetto di artista oggi è rappresentato da Banksy. 
Che sia un singolo individuo oppure un collettivo, al pari di Satoshi Nakamoto, questa figura ci racconta come in precedenza si sentiva il dovere di uscire dall’anonimato, per affermarsi e testimoniare, mentre oggi si protegge se stessi e il proprio messaggio rifugiandosi all’interno di un anonimato. Escluderei per inciso tutto ciò che ha a che fare con gli NFT che a mio parere sono uno strumento di una breve (???) stagione speculativa, molto business ma poca arte (Ndr quindi) .

In questo senso la prospettiva si è davvero capovolta, dal virtuosismo estetico delle forme plastiche si è tornati all’essenzialità della street art in bianco e nero, non è più la forma che prevale sul contenuto ma si ritorna all’essenza poiché la forma è di impiccio, troppo ingombrante.

Abbiamo oggi davvero molti strumenti di supporto tecnologico, in senso elettronico, e tutto ciò vive delle logiche dell’obsolescenza precoce perché la veloce progressione della curva dell’innovazione digitale di nuovi e più performanti ammennicoli ci spinge sempre di più verso una continua ansia da possesso dei migliori strumenti immessi sul mercato per il lavoro e per la vita. 

In passato tendenzialmente le cose erano diverse, i tempi erano più dilatati, i cambiamenti avvenivamo senz’altro anticipati da forti e prolungati segnali … eppure non è del nulla scontato che ciò che rappresentava la novità fosse compreso neppure allora. 
La cosiddetta “inerzia cognitiva” travalica la storia dell’uomo, cambiamo le scale e le misure, aumentano frequenza ed ampiezza dei cambiamenti, ma la storia si ripropone.

Anni fa ebbi modo di avere alcuni incontri di lavoro col Sig. Carlo Vichi, lo storico fondatore del marchio MIVAR, che fu l’azienda italiana leader per la produzione di televisori negli anni ottanta e novanta, e che era nata nel dopoguerra dall’abilità artigianale del suo fondatore di aggiustare apparecchi radio e poi televisivi. 

Vichi osservò e sfruttò la richiesta costante e continua determinata dal periodo di crescita del boom economico e così decise di diventare un imprenditore ed ottenne  un grande successo. 
Tutto però cambiò quando le nuove tecnologie TV delle aziende estere competitor, sopratutto giapponesi, imposero quel cambio di passo al quale MIVAR non era preparata.  
Il racconto del Sig. Carlo infatti finisce con la forte autocritica dell’aver sottovalutato e quindi ignorato il nuovo che avanzava ad un ritmo forse in quel momento imprevedibile. 
In sostanza l’ammissione dell’errore è quello del non aver guardato in prospettiva oltre lo scenario che veniva dato in qualche modo per scontato. 

Così come per MIVAR ci sono altri esempi che sono ancora più celebri per il calibro dei brands, vengono spesso citati quando si parla di innovazione i marchi di Kodak e Blockbuster che ignorarono loro malgrado il potere – disruptive –  dei telefonini poi divenuti smartphone a discapito della fotografia e dei supporti video ed i servizi video del web rimanendo quindi fermi alla stazione …. mentre “Hyperloop” era già partito…

Il Tempo, considerato come fattore e come strumento, è la nuova vera tecnologia con la quale dobbiamo oggi imparare a guardare alle cose in prospettiva. Mi spiego meglio : il tempo è finito, ovvero è stato schiacciato, compresso, dalle tecnologie, ci siamo abituati ad avere tutto subito e ad essere sempre connessi, il rallentamento di qualsiasi processo del fare è ormai sinonimo di incapacità ed inefficienza, la lentezza ci sembra non essere una buona cosa.

La risorsa più grande che quindi vorremmo intimamente avere in fondo in fondo è un maggior tempo, ne vorremmo sempre di più , ed a volte non sappiamo bene per fare che cosa, non ne riconosciamo più il sapore come prima. 
Da tempo per molti il “Tempo”è sempre più uguale, indifferenziato, la percezione che abbiamo è che il tempo non basta mai. 

Il COVID -19 ha rotto (oltre che le scatole) il meccanismo cognitivo di relazione col tempo. Era già prima una relazione precaria, ma adesso abbiamo avuto un grande stop. Se lo abbiamo sfruttato bene è proprio per rivedere le logiche di priorità, ed una delle grandi consapevolezze che abbiamo maturato è che il pianeta intero sia proprio a corto di tempo, c’è una deadline sempre più vicina, molte cose sono da fare e ci sentiamo piuttosto inadeguati, colpevoli ma anche un po’ stanchi e delusi – scusassero lo spleen – .

Perché ?

Stiamo quindi utilizzando il tempo come l’unico strumento per guardare al passato ed al futuro in una logica di vera prospettiva e non ne siamo ancora del tutto capaci, ci sembra di non vedere bene e quindi di non capire proprio come quando abbiamo fatto i primi tentativi di guardare a quella stampa lenticolare in 3D. 

La cosa non riguarda solo gli over quaranta che senz’altro sentono di più il peso di un primo bilancio di vita e sono preoccupati per i propri figli, ed in qualche raro caso anche per i già nati nipoti, questo nuovo sentimento collettivo è un collante che ci tocca tutti, più o meno consapevolmente.

Come ci spiegano gli studiosi di astronomia che hanno a che fare con delle scale di grandezza infinitamente più grandi della nostra idea di tempo, l’intera nostra vita può essere fotografata in un solo frame, come a dire che che ciò che abbiamo già fatto e ciò che faremo in modo più frequente determinerà ciò che verrà immortalato in uno scatto, congelati quindi in quello può essere considerato il nostro carattere distintivo, la nostra qualità, la nostra caratteristica. 

Se ciò vale per un singolo, non cambia molto per un collettivo, e così anche per un periodo temporale. I validi storici sanno tratteggiare già nel presente l’analisi del dopo, tracciano i contorni per una lettura di retrospettiva, usando quindi la – prospettiva del prima – , che spesso si differenzia da quella della vulgata e dei libri di storia.

La prospettiva quindi non può essere altro che cognitiva. 
I cosiddetti bias, che fondamentale sono i driver che guidano la nostra esperienza di vita e traduco per noi il linguaggio dello sconosciuto, cioè sono per noi come google traslate che usiamo per comodità e velocizzazione , ma che molte volte non è in grado di tradurre il vero contenuto dello script che deve tradurre. I file dedicati a questa funzione che sono caricati nelle sue libreria sono troppo rigidi e costringono un linguaggio ad un impoverimento facendone la sintesi. 
Ecco la stessa cosa accade nella nostra mente, che pigra-mente non vorrebbe doversi sforzare più di tanto. 

Se ciò lo applichiamo alla lettura del mondo e degli eventi, scopriamo che la prospettiva cognitiva ci può regalare tesori, tesori cognitivi che fanno la differenza, è una vera e propria magia.

Se abbiamo la famosa resilienza nella nostra cassetta degli attrezzi scopriamo che la realtà è un’altra, e forse già prima era diversa. Senz’altro potrebbe essere un’altra in futuro, “basta” quindi imparare a disegnare secondo l’innovativo uso della prospettiva, ma senza indugi e rimandi. 

Mi occupo di consulenza strategico-cognitiva chiedimi come fare ! 
–  Alessio Micheli 

Alcune delle fonti :

Web e Video : 

Testi :

La Poetica del Vago e dell’Indefinito – di Giacomo Leopardi 
Come funziona il cervello – Ed. Darling Kindersley Limited
La scoperta dell’ombra – di Roberto Casati
Inventare la Mente – di Chris Frith
Silicio – di Federico Faggin

Films :

Il Peccato ; il furore di Michelangelo – di  Andrej Končalovskij
Inception – di Christopher Nolan

Il mondo cambia

Che ci piaccia o no il mondo cambia continuamente, la storia si fa, gli uomini partecipano in modo attivo o passivo a questi eventi.

Per la mia generazione questi pensieri erano frasi fatte nel secolo scorso, per chi nel 2000 aveva fra venti e trent’anni tutto ciò sembrava un refrain di qualche nostalgico pessimista che un po’ più vecchio all’anagrafe viveva dei ricordi di una storia per noi lontana :  i nonni e la guerra, la fame e le ideologie … il tutto un po’ sfumato, abbastanza noioso, e forse poco importante.
Con l’avvento di internet e la globalizzazione al galoppo, la teoria ci suggeriva che le disuguaglianze sul pianeta si stavano assottigliando, i muri erano abbattuti e le regole erano teoriche e logore…eppure qualcosa non quadrava. I molti erano anestetizzati dal benessere che ben-essere non era, mentre altri (pochi forse in proporzione, ma in costante crescita) non sapevano bene il perché ma volevano complicarsi l’esistenza alternativamente fra  le patologie depressive o schizofreniche, oppure sentivano l’impulso interiore che gli raccontava che il mondo andava cambiato, anzi migliorato, che non era giusto, che la forma prevaleva sulla sostanza e che poco più in là nel tempo l’occidente si sarebbe svegliato bruscamente senza avere partorito sufficienti risorse per gestire il vero cambiamento che stava avvenendo…ma per la maggior parte delle persone forse era difficile  e troppo impegnativo capire tutti questi strani comportamenti in quel momento, lo era senz’altro per i governanti che leggendo alcuni dati potevano pensare che le cose andavano bene tutto sommato, c’era l’ – Euforia irrazionale – .
La preoccupazione più diffusa ad un certo punto sembrò essere quella che nella notte a cavallo fra 2o e 3o millennio ci sarebbe potuto essere il cosiddetto “millenium bug” ovvero che tutti i Personal Computers e sopratutto i sistemi di elaborazione dati di enti, delle banche, e delle aziende potessero andare “in palla” per il cambio di contabilizzazione dei numeri non ben previsto per i primi sistemi informatici e per i software … il pericolo però fu scampato e quindi il problema era rinviato e demandato alle profezie Maya, quindi CinCin !!

Non ha poi invece tardato il nuovo millennio a presentare il conto già nei suoi primi momenti, eh si, con il crollo delle Twin Towers il vecchio e semi dormiente occidente ha fatto subito una doccia gelata iniziando a dubitare di se stesso, se infatti l’America non era più al sicuro allora non  lo poteva essere più nessuno, e le reazioni egoistiche che hanno portato via via a destabilizzare i paesi arabi non ha di certo fortificato l’autostima dei popoli che hanno combattuto per la pace e la libertà allungando le braccia verso un pensiero inclusivo, esportare a forza la democrazia non è stato fatto come probabilmente andava fatto, e forse non era così d’obbligo.

Il secondo colpo al cuore è arrivato col fallimento, o per meglio dire con la presa di coscienza del fallimento, del sistema capitalistico attraverso il crollo della Borsa di Wall Street e quindi di buona parte del comparto bancario mondiale per l’effetto domino innescato dal crack di Lehman Brothers & friends …

Più o meno in concomitanza di quel  momento ho iniziato ad interessarmi di politica e di finanza perché guardando a quello che accadeva attorno a me capivo che il sistema non funzionava per nulla e, trovarmi a criticare in modo aprioristico ciò che non si conosce, ritengo sia una delle massime espressioni di ignoranza, nel senso peggiore del termine.

Il mondo comunque ha continuato a zoppicare fra una crisi e l’altra ed i cambiamenti sono stati così tanti, ritengo sostanziali anche se talvolta sotto traccia , i tanti eventi in contemporanea oppure in sequenza si sono presentati e più o meno tutti di grande portata. Non è il caso di farne una sintesi a fette grandi come ho appena fatto con le premesse, sarebbe senz’altro riduttivo e poco utile, ciò che invece vorrei fare, è raccontare un futuro che ho visto nella mia mente rimuginando all’inizio di questo Lockdown italiano. Per alcuni aspetti si tratta di qualcosa che in qualche maniera spero, una sorta di visione ottimistica ed ideale, mentre per altri aspetti purtroppo si tratta di cattivi presentimenti.

Oggi è il 4 Luglio, una data simbolica per gli USA, ma quest’anno sarà piuttosto triste per effetto sia del Covid-19 che delle grandi tensioni sociali che sono scoppiate, li più che altrove, dopo essere maturate come reazione alla miope governance sovranista oltre alle disuguaglianze mai sanate e che oggi arrivano quasi inaspettate.
Funziona così un po’ per tutto di questi tempi : nello stesso momento ci sono crisi ed opportunità, lavoro e problemi, idee e fallimenti, iniziative gloriose e la peggiore cronaca ecc ecc e tutto accade come in un singhiozzo, che prima non c’era poi c’è con il suo ritmo impulsivo e compulsivo per un tempo, poi sparisce … poi ne riparte un altro e via così … fare previsioni è difficile, così come lo è programmare nel medio periodo, eppure diventa ancora più necessario. Nel mentre bisogna abituarsi a correggere il tiro in corsa rimanendo flessibili ed adattabili per poter rientrare in carreggiata il prima possibile verso il proprio obbiettivo, sperando sempre  che esso possa restare lo stesso del momento della partenza. Qui da noi si sono appena conclusi gli “Stati Generali” e sembra che una macro-riflessione stia emergendo, come insieme.

Cosa accadrà quindi in futuro ?
Quale sarà il sestante al quale potremo riferirci ?
Quali strade conviene percorrere e meglio ancora precorrere ?

Credo che i settori più importanti che ne coinvolgeranno molti altri a mo di indotto saranno i seguenti :

GREEN : sarà il motore trainante dell’economia dei prossimi decenni con una quantità di soluzioni oggi impensate ed impensabili. Le infrastrutture pubbliche così come le utilities private dovranno guardare a questo pilastro del modo di fare le attività rivolgendo l’attenzione al pianeta che sta gridando la parola “equilibrio”. La nuova mobilità sostenibile sarà un pilastro del nuovo modello che è al principio di una nuova evoluzione. All’opposto invece i grandi consumi ed i relativi sprechi saranno destinati all’industria aerospaziale che avrà via via un ruolo centrale per le nuove generazioni.

TECNOLOGIA : Quella della mente sopratutto, cioè di una nuova frontiera pervasiva dell’interfaccia uomo e macchina, che andrà quindi a coniugare i due mondi del benessere personale con l’informatizzazione e l’automazione di ogni cosa. Dovremo rivedere i modelli di apprendimento, quindi tutto l’impianto relativo all’insegnamento, che dovranno considerare il “come ragiona una macchina” e dovremo imparare a gestire in modo sempre più efficiente la crescita e la varietà dei dati con i quali dovremo relazionarci.

DIRITTI : Il terzo settore dovrà essere super strutturato per consentire il cambiamento già iniziato, ovvero,  i servizi saranno sempre più a misura d’uomo se la società saprà trovare quelle nuove grandi idee per gestire la collettività che avrà dei repentini cambi di scenario a causa del calo di lavoro e con una diversa necessità di sapere gestire il tempo, il tutto sarà sempre di più monitorato dalle istituzioni. Un esempio in prospettiva sarà la tassazione alla fonte per tutti (Una grandissima sfida per gli Italiani  ) che verrà gestita senza una differenziazione di inquadramento. Ciò però sarà possibile solo con una rivoluzione delle politiche fiscali e con l’introduzione di sistemi informatici allineati.

INFORMAZIONE e SALUTE : Qui si giocherà la grande partita della garanzia delle libertà, sarà una sfida sempre più alta e sempre più complessa poiché già oggi sono i social media a determinare buona parte dell’opinione pubblica. L’informazione, inoltre, sarà a maggior ragione il sinonimo dello stato di salute di una società articolata come quella che si andrà a configurare. La salute vera e propria stessa, tema quotidiano di questi mesi, così come l’informazione libera, determineranno grazie al loro accesso, inedite geometrie sociali, risvolti ed impatti sull’eco sistema delle nuove classi e dei comparti che devono ancora essere rimescolati. I criteri saranno davvero nuovi, innovativi e stravolgenti.

E il LAVORO? Quello sarà sempre meno per come lo conosciamo, lavoreremo meno ore e con minore fatica fisica e psichica, la  fatica sarà più di tipo emotivo nel dover imparare a gestire le attività ma senza una continuità come è stato fino a poco tempo fa. Il cambio di abitudini potrà generare alcuni disturbi in una prima fase, ma col subentro via via delle nuove generazioni esse impareranno nuovi ritmi che assomiglieranno sempre più alla modalità digitale che è in grado di interrompere un qualsiasi compito e poi riprenderlo senza errori in esatta continuità senza dover ripercorrere il passato.
Le insidie maggiori saranno anzitutto di tipo cognitivo, ad esempio, per chi non ha memoria di fatto ha alcuni vantaggi ma ciò può essere molto pericoloso per se e per gli altri a causa dell’assenza di empatia, in sintesi una troppa razionalità a discapito delle parti più sensibili. Sul fronte opposto invece per chi è molto affezionato al passato c’è il rischio di rimanere tagliato fuori nel momento dei cambi epocali, ciò sta già accadendo oggi sia per alcuni anziani sul piano personale, che per le aziende che hanno dovuto volgere obbligatoriamente allo “Smart working”. In entrambe i casi il gap cognitivo di abilità nell’utilizzo delle tecnologie ha già creato dello stress ed ha descritto alcune delle future nuove discriminazioni.
Un’altra riflessione importante deve essere fatta in relazione all’utilizzo dei big data, che, se saranno usati per dei fini poco etici, andranno a creare delle situazioni inedite e spiacevoli, i dati sono importanti ma se male interpretati risultano piuttosto stupidi, vedasi il concetto di rating bancario negli ultimi 15 anni.

Sembrano  scenari che fino a qualche anno fa erano relegati ai soli raconti di fantascienza, ma le cose stanno accelerando e ne vedremo senz’altro tanti altri,  ognuno dei quali conterrà il seme di quello successivo, senza forse tuttavia darci il “giusto” tempo di meditare a sufficienza come insieme. Saremo probabilmente obbligati per così dire nel dover essere adeguati ad ogni novità.

Il mondo quindi cambia, noi possiamo cambiare, anzi dovremo cambiare ed in questi ultimi mesi siamo già di molto cambiati. Ce ne siamo accorti ?
– Alessio Micheli

Ynnovazione

Definizione : “Modificare introducendo elementi di novità, modernizzare“.
Bene! Partiamo proprio da qui per questo breve ragionamento sul tema dell’innovazione.
Ci sono molte parole che vengono abusate con facilità nella vulgata nel mondo del business e della comunicazione ad essa collegato, come ad esempio : sostenibilità, etica, opportunità ecc ecc… e fra queste c’è anche Innovazione.
Innovazione infatti è anzitutto un concetto, che poi diventa un fatto, che nella realtà è piuttosto relativo. Per capirci in modo facile, se decido dal parrucchiere di tingermi un ciuffo di colore verde e non l’ho mai fatto, penso di essere innovativo per l’immagine che ho di me stesso e che fino a quel momento ho trasmesso agli altri, ed è così in effetti, ma ciò non significa che abbia inventato la moda del ciuffo verde che ormai molte altre persone hanno già provato prima di me.
Fin qui non abbiamo forse detto nulla di nuovo (di Innovativo ;-). Quando però si affronta il tema del volere essere innovatore/trice, e magari ci si definisce tale come persona o come azienda, con i propri prodotti e servizi, nasce la necessità di rispondere ad una verifica sul come e perché ciò può essere reale, ovvero più oggettivo.
Innovazione e rinnovamento infatti necessitano di una cornice, di un contesto più ampio nel quale si possa condividere questo modo di considerare ..cosa definisce quindi un’idea innovatrice? ..un prodotto o un servizio innovativo? .. una azienda, una mente? È una domanda dalla difficile sintesi che proverò comunque ad evadere facendo una sorta di profilazione con una schematizzazione che spero possa orientare almeno per una introduzione al tema.

#Innovazione di insieme (deve definire il numero e target di questo insieme)
#Innovazione storica (contiene anche parallelisimi ed adattamenti di applicazioni)
#Innovazione di applicazione (non può contemplare “copia e incolla” di nessun tipo)
#Innovazione di definizione (necessita di tracciabilità e di origine)
#Innovazione di processo (accetta tutte le defezioni di tutti i precedenti concetti ma deve essere inequivocabile)

Ognuno di questi cinque punti contiene delle prerogative con le quali potersi confrontare per poter misurare una propria idea ed iniziativa, non è necessario essere dei guru di un settore e neppure avere grandi competenze per poter essere innovaviti, questo è il grande vantaggio di questo aspetto della mente umana, ciononostante non basta avere avuto un’idea per potersi definire un genio ed ancora meno per fare fruttare questa nuova idea.

Alle aziende e le professioni del futuro già oggi si richiede la continua capacità di essere nuovi, innovativi ed efficaci nelle proprie proposte, ed è questo che le aziende sia di produzione di prodotti che di prestazione di servizi dovranno necessariamente imparare sempre di più a fare propria per distinguersi e presidiare i mercati appena nati e sopratutto quelli che nasceranno nei prossimi decenni. La sfida è davvero avvincente!!

Mi occupo di  consulenza per stimolare la creatività e l’innovazione. Nella pagina Formazione CEX trovi un accenno al corso dedicato per questo tipo di obbiettivo, chiedimi come fare per….
– Alessio Micheli