Il suo nome è Robert Paulson

“ Il suo nome è Robert Paulson “ è la battuta tratta dalla penna di Chuck Palahniuk nel libro Fight Club, diventato poi un film cult, che racchiude in sé molte riflessioni e metafore che ruotano attorno al tema della coerenza (questa sconosciuta!), e dei pericolosi cambi di paradigma quando le attività di valutazione passano dal singolo al collettivo, o forse sarebbe meglio in alcuni casi parlare di branco. 

Per capire tutto questo ovviamente è necessario almeno vedere il film, ma proverò a snocciolare in grande sintesi cosa penso. Nel corso della storia raccontata, un gruppo di persone aggregate attorno al loro leader Jack(?)/Tyler, una persona dotata di buona creatività ma con qualche problema di identità, quella che qualcuno chiamerebbe disturbo bipolare, si trova nella scomoda situazione di dover prendere atto di avere fatto una cazzata che è costata la vita (qui metafora) a Bob , un amico di sedute di terapia collettiva del leader del gruppo, che era diventato un membro del cosiddetto “Fight Club” e che viene successivamente arruolato nell’evoluzione degenerata e sovversiva del club divenuto “Progetto Mayhem”. Di fronte alla presa di coscienza collettiva che durante una delle azioni degli attivisti del progetto un membro ci ha lasciato le penne, ed alla falsa sofferenza dello stesso protagonista leader, più preoccupato delle conseguenze pratiche e potenzialmente virali che andrebbero ad inabilitare il potenziale del progetto ; ecco che l’evento della morte di Bob diventa un buon pretesto di mistificazione e di glorificazione da celebrare. Nominarne quindi nome e cognome, anziché il diminutivo Bob è metafora che corrisponde all’attribuirgli un valore vero solo ora, riconoscendogli la  reale identità. È l’unico modo per dargli gloria, soltanto post mortem, poiché il proprio ego non lo consentiva prima, magari anche in considerazione di alcuni difetti legati alla forma, e forse anche perché il soprannome serviva benissimo ad una attività non del tutto raccontabile. Il soprannome era adatto alla complicità all’interno del progetto, ma non era mai stata una piena attribuzione di valore fino ad allora. 

Non conosco le intenzioni vere di Palahniuk nella stesura del libro, ma a me questo passaggio del racconto ha ricordato molto quanto fatto dai nazisti quando decisero di usare come pretesto l’episodio controverso dell’attentato condotto il 7 novembre a Parigi dal diciassettenne ebreo polacco Herschel Grynszpan ai danni del diplomatico tedesco Ernst Eduard com Rath per scatenare nei giorni successivi l’odioso evento spartiacque e delirante dei “Pogrom del novembre 1938” poi rinominato “Notte dei cristalli del Reich”. É un espediente usato più volte nella storia dei popoli, sembra ci sia un vero e proprio metodo di lavoro propagandistico codificato. Proprio così, un’idea mal riposta sommata a oscure intenzioni, quando trova un nuovo nome strumentale genera sempre una licenza nefasta, consente diciamo così di poter collocare al posto “giusto” i bassi istinti con la scusa di avergli trovato  una nuova e funzionale etichetta. Dare un nuovo nome in questi casi quindi serve a giustificare qualcosa, ad avvallare qualcosa che prima non si poteva dire o fare, e non di rado questa cosa corrisponde ad una “verità” tenuta fino a quel momento nascosta, agli altri senz’altro, ma spesso anche a se stessi. 

Perché è importante considerare queste dinamiche ? Perché è chiaramente utile mettere in evidenza le proprie e le altrui incoerenze al setaccio del buon senso affinché si possa evitare di “farsi dei film sbagliati”, che spesso e volentieri non sono altro che proiezioni esteriori delle proprie sofferenze e mancanze interiori. Quando non siamo in grado di gestire delle situazioni siamo tutti facilmente portati ad additare gli altri, ci costa una maledetta fatica dirci che abbiamo sbagliato, che siano noi la causa unica e sola della nostra condizione, e talvolta può effettivamente non essere così , ciononostante il giudice interiore o dei nostri prossimi, vero o imaginarlo che esso sia, ci sembra un macigno insormontabile. Preferiamo quindi la via breve dello scarico di  questi pesi inventando le più becere teorie, diventiamo meglio di Steven Spielberg (che ironia semita) con tanto di colonna sonora a corredo. 

Ho vissuto direttamente diverse esperienze, anche di recente, nelle quali mi sono ritrovato ad essere alternativamente Robert Paulson, oppure solo un gregario partecipante al fight club di turno. Ovviamente non potrò qui ammettere di essere stato mai stato un Jack/Tyler.
Tempo fa durante una convention aziendale di inizio anno vissi un istantaneo “insight” che mi fece tremare li per li, capii improvvisamente di trovarmi in un contesto maldestramente gestito dove i valori nei quali credevo e per i quali avevo aderito a quel progetto di business, erano stati abilmente sostituiti dal mero ritorno economico come unico faro. Mi resi conto chiaramente che i miei sforzi andavano in realtà a nutrire solo e solamente l’ego ed il portafogli di chi presiedeva alla dirigenza di quel progetto ma che viceversa raccontava come gli sforzi andassero ad aiutare le aziende clienti ed in modo indiretto la crescita professionale ed economica di chi assieme a me diffondeva il “verbo”.  Subito dopo la mia presa di coscienza mi venne in soccorso il fulgido esempio di Claus Schenk von Stauffenberg. Se non sapete di cosa parlo troverete fra le fonti ispiratrici di questo articolo la riposta migliore.

Quanto è difficile essere realmente etici e coerenti ? Molto, moltissimo, sopratutto quando le cose non girano nel modo migliore, eppure è solo in quel preciso momento che puoi scoprire dove sono i valori, se ci sono, e se ci sono mai stati. Accade infatti che in quei momenti le cose cambiano, a volte in modo inaspettato, ciò che sembrava sinergico non lo è più e magari invece ciò che prima era distante stranamente si avvicina, solo rimanendo lucido puoi renderti conto di chi è davvero con te, chi lo è sempre stato e chi meno., serve tuttavia una reale apertura mentale ed emotiva per sorpassare gli sgambetti degli istinti e delle sub-emozioni che offuscano la mente.

Citando un altro film “Arriva un punto, molto estremo, in cui le strutture ti abbandonano e le regole non sono più un’arma, sono catene che imprigionano te ma non un criminale. Un giorno forse affronterai un simile momento di crisi. In quel momento spero che tu abbia un amico come l’ho avuto io, che affondi le sue mani nel fango in modo che le tue possano restare pulite!” . Chi parla è il commissario Gym Gordon e parla di Batman cioè di quell’eroe che non ha bisogno di sembrare tale , anzi schiva quella gloria pubblica a vantaggio del bene comune. La situazione in quella fase del film racconta come solo se si conoscono bene i fatti e le sfumature si è in grado di capire, mentre Gordon conosce bene tutti gli eventi, la popolazione di Ghotam City conosce un racconto differente, incompleto. Batman viene bollato come un criminale e, come è facile intuire, le malelingue battono il tamburo senza curarsi molto dei contenuti veri poiché le dinamiche del gruppo sono sempre portate alla semplificazione.  

L’ amico psicologo Claudio Luraschi postava oggi sui social una riflessione sul fatto che non è possibile rimanere se stessi all’interno di un gruppo di lavoro, di un team, poiché quando siamo coinvolti in una relazione sociale siamo diversi da come siamo normalmente in contesti personali. Citando a sua volta lo psicologo William McDougall, nel suo breve post Claudio spiega che  da una parte quando siamo in un contesto collettivo espandiamo il nostro vissuto emotivo, ma dall’altra come dazio diminuiamo il coinvolgimento cognitivo (ovvero siamo un po’ più stupidi NdR).

Ciò mi riporta ad un’altra considerazione che faccio sempre quando ascolto notizie di cronaca che hanno a che fare con problemi di disordine pubblico (vedi scontri fra tifoserie allo stadio, o manifestazioni di piazza che diventano atti vandalici, ed allo stesso modo la soppressione troppo violenta da parte delle forze dell’ordine di alcune di queste anche quando sono pacifiche, o peggio ancora quando un gruppo di maschi arriva a compiere violenze su una singola donna). Mi chiedo sempre come sia possibile che persone ritenute equilibrate, insospettabili, arrivino poi a tanto quando sono immerse in un altro contesto collettivo. Cio che ho capito sin dalla giovinezza, e che viene confermato dal post qui sopra, è che realmente la scala delle regole di relazione si sposta senza che il singolo se ne renda conto, e se per caso se ne rendesse conto non è sempre in grado di rispondere alle proprie istanze interiori poiché il contenitore più grande del gruppo sembra dovere assorbire e prevalere sul focus individuale.

Tornando a noi, questa mia dissertazione serve qui a stimolare all’osservazione delle dinamiche di gruppo nel contesto del lavoro.
Facciamo più attenzione a tutti i Robert Paulson che siamo e che incontriamo.

Mi occupo di consulenza per lo sviluppo e la gestione delle organizzazioni e dei reparti commerciali, chiedimi come fare per …. 

– Alessio Micheli

Alcune delle Fonti :

Musica e Scritti

Articolo di Luca Fontana su https://www.digitec.ch
Testo della canzone “Bandiera Bianca” di Franco Battiato
Post di Caludio Luraschi su LinkedIn 
Libro “Fight Club” di Chuck Palahniuk 
Testo della canzone “Barabba” di Lorenzo Giovanotti
Libri : “B/REL” (La trilogia inedita) di Ale Seven
Libro : “Simulacri e Simulazione” di Jean Brillard (che devo ancora leggere 🙂

Films

“Fight Club” , di David Fincher 
“Batman” (la trilogia) , di Cristopher Nolan
“Arancia Meccanica” , di Stanley Kubrick
“Operazione Valchiria” , di Brian Singer


La Visione Sistemica di Insieme

Più persone raggruppate a caso fra categorie di sesso, età, etnia, stato sociale, provenienza geografica ecc ecc se messe di fronte alla situazione di guardare la stessa immagine, lo stesso panorama, la stessa persona … altro … alla domanda “cosa vedi ? “ risponderebbero molto probabilmente in modo del tutto differente.
Anche quando dovessero rispondere “in che senso ? ” , ovvero chiedendo di specificare meglio la richiesta alla quale in modo un po’ evasivo gli si rispondesse “descrivi ciò che vedi “ beh, il risultato sarebbe sempre e comunque simile, cioè della diversità di osservazione. 

Ognuna di quelle persone adotterebbe il proprio “filtro di priorità” per offrire la propria descrizione, oppure il proprio livello di precisione, di ampiezza della comprensione interiore di quel concetto, ciò in funzione di una serie di variabili miste fra il doversi misurare/giustificare con la domanda, o magari per l’imbarazzo di non volersi sentire inadeguati.

Se ad esempio in questo momento siete in spiaggia e volete fare l’esperimento, vi sarà abbastanza facile reperire delle persone ed avere un panorama suggestivo, più o meno affollato, sono certo che sarà divertente fare questo gioco. 

Senza entrare nei dettagli delle infinite risposte possibili, brutalizzerò l’analisi  delle risposte in due macro categorie : 
A) quelli della visione del particolare   /   B) quelli della visione di insieme

A : Sono quelle persone che se hanno davanti a se un insieme di palline nere assieme ad una sola rossa vedranno subito la differenza, si concentreranno solo su quella, faranno ragionamenti interessanti ed articolati che guarderanno più al perché l’unica pallina è rossa senza tuttavia interessarsi al fatto che l’insieme risulta sostanzialmente composto da palline nere. Sono persone che si incaponiscono nel pensare che “la regola” non serve, è sempre una forzatura, poiché ci sono sempre delle variabili. Spesso queste persone pensano molto alla propria percezione e viaggiano “per esclusione” quindi non si ritengono parte di un meccanismo.

B : Queste altre persone sono persone che talvolta sono, e più probabilmente sembrano, un po’ imprecisi nel loro primo giudizio, vedono l’insieme delle palline nere ma non si interessano subito della pallina rossa, talvolta la ignorano del tutto considerandola un fastidio. La loro capacità è quella di una visione dall’alto, si vedono osservatori immersi ma ciononostante esterni del meccanismo che guardano nella sua interezza e cercano di orientarne gli sviluppi se la cosa li riguarda circa la responsabilità che si attribuiscono. Spesso si accontentano solo di godere del panorama percependosi un piccolo ingranaggio in un grande meccanismo ragionando più  “per inclusione”.

La  differenza comporta dei ragionamenti diversi che determinano diversi comportamenti di fronte alla stessa situazione. Chi sei tu, A o B ? La premessa fatta era che questo esercizio è un po’ una forzatura. Perché farlo ? Perché ritengo che in questi tempi moderni bisogna essere A+B , ovvero bisogna anzitutto avere la capacità  di vedere l’intero quadro nel quale ci si muove, e tuttavia è fondamentale sapere verticalizzare focalizzandoci sul singolo dettaglio che talvolta, in un mondo iper-connesso, determina tutto il resto in una dinamica  ad “affetto domino”.

Sapete perché accade ? Accade perché le stratificazioni sottili delle connessioni fanno si che ci stiamo metaforicamente spostando dalla meccanica all’elettronica o se preferite alla meccanica quantistica. In passato un ingranaggio di un’automobile poteva rompersi, aprivi il cofano cercavi un ricambio e sistemavi il tutto, oggi se rimani a piedi o sei un ingegnere elettronico oppure sei fregato, se un sensore non funziona bene l’automobile non parte più …ma magari ti ha salvato la vita. Non troppo tempo fa giravamo col pericolo costante di finire in un fosso oppure di saltare in aria. Esagero ? Non credo molto, semplicemente avevamo meno “coscienza” e meno tecnologia. Io non ho mai avuto l’obbligo di usare il casco per poter girare in motorino, e l’ho scampata bella quando una mattina di Maggio di circa trent’anni fa una signora ha pensato di ignorare uno stop.

Quello che studio sul campo da molti anni, incontrando imprenditori di diversa estrazione e tipologia, mi ha fatto capire che la maggior parte di questi non conosce la differenza fra essere un imprenditorie ed essere un artigiano. Sono entrambi da stimare ma, se è vero che l’artigianalità racconta di sé i grandi sacrifici dei quali la collettività beneficia, l’imprenditoria più pura spiega che la connessione con tutto il resto necessita di una attenzione spasmodica per stare al passo con gli scenari che mutano. I due mondi sono spessissimo collegati fra loro in logica di filiera, eppure hanno esigenze che non coincidono a meno che non adottino entrambi una : Visione Sistemica di Insieme.
Questa visione sistemica deve includere gli obblighi del tempo : etici e morali, di genere, sociali, ambientali, culturali, strategici, digitali, geo-politici, energetici, finanziari, generazionali … e probabilmente qualche altro spicchio del frutto del peccato originale che hanno deciso di mangiare, cioè il volere “fare di più”.

Il web non ha fatto altro che amplificare e velocizzare i processi già in corso. Cercando infatti di vedere prima (pre-vedere) gli scenari ai quali si va incontro, soddisfare  il bisogno conoscere in tempo reale informazioni e meta-dati oltre che previsioni fatte da algoritmi ed intelligenze nuove, tutto ciò fa prendere scelte differenti poiché la comprensione viene modificata. Altrettanto tuttavia fanno anche altri, in fine ciò può determinare una logica schizofrenica che, dalla razionalità sposta verso scelte inadeguate, dettate dallo stress e dalle paure anziché dalla ipotizzata programmazione.

La visione sistemica e di insieme, lo spiega  la stessa definizione, è un processo cognitivo di inclusione che guarda all’insieme, e lo fa in una ottica di sistema, ovvero che nutre e viene nutrita dalla capacità di relazionarsi con attori ed esigenze molto diverse tra loro.  È un po’ come il dovere essere in grado di parlare lingue diverse, con diversi interlocutori, durante una riunione nella quale ognuno ha fretta di dire la propria e vuole essere ascoltato per il proprio impellente e personalissimo bisogno che deve risolvere quanto prima.

Mi occupo di consulenza strategico-cognitiva, chiedimi come fare per ….

– Alessio Micheli


Lo Spirito del Business

La Spinta / Lo Spirito di Conquista / La Ricerca dello Spirito

È da molto tempo ormai che diverse persone, alcune di queste presenti spesso in TV, ed ormai sempre più spesso sul Web e nei Social, in qualità di professionisti autorevoli come scrittori, professori, sociologi, antropologi, managers, giornalisti, opinionisti, influencer…ed diverse altre categorie che si confondono fra loro nei vari ruoli…, fra coloro che contemplano la parola “spirito” associata ad una cognizione di valore, tutti quanti descrivono questa epoca come una zona d’ombra della storia umana e che ciò deriva da un vuoto di valori, a volte puntando il dito indice – di Caravaggesca suggestione – verso il capitalismo nel suo insieme o più indistintamente verso l’interesse prioritario per il denaro, di un profitto a svantaggio di altri e lontano da più alti valori morali.
Per molti aspetti ciò è incontestabile e davvero oggi si sente e si legge ormai quotidianamente di fatti come abusi e soprusi a discapito di categorie deboli, o comunque più deboli di chi esercita in qualche modo un potere oltre i limiti del lecito, e senz’altro oltre quelli del buon senso.
Personalmente tuttavia non credo che ciò che accade oggi sia diverso da ciò che accadeva ieri, ciò che è cambiato invece è la possibilità di una conoscenza diretta di quanto accade. La rete infatti ci rende oggi partecipi in tempo reale di cose delle quali prima ignoravamo l’esistenza o per meglio dire la frequenza. Ci stiamo semplicemente scoprendo (anche come insieme) meno perfetti, meno ideali per come volevamo essere e come forse ci avrebbero voluto. La rete è una lente di ingrandimento, con tanto di faro acceso, su tutto ciò che attira la nostra attenzione.
Va quindi meglio stabilito cosa è più meritevole di attenzione anziché rassegnarsi all’idea che tutto va peggio e che siamo peggiori o peggiorati.
Credo inoltre che la riduzione semplificata del bipolarismo fra Buoni&Cattivi / Giusto&Sbagliato / Dio&Denaro e via così, non sia altro che una fotografia reale della realtà, solo che si tratta di realtà aumentata, aumentata dalla tinte forti di alcuni modi di fare notizia, in generale di comunicazione, e del  corredo dei commenti di chiunque abbia a disposizione un account in qualche piazza virtuale.

Amo il giornalismo di inchiesta ed ho seguito con una certa attenzione alcuni dei cosiddetti scandali che stanno segnando, ad esempio, la nostrana e millenaria istituzione della fede ed è chiaro che un vento di cambiamento sta ormai soffiando e dovrà soffiare per rinnovare le sue basi dalle fondamenta. Potrebbe essere già tardi per recuperare il consenso perduto in questo tempo moderno, ma ciò non dovrebbe preoccuparci più del dovuto. Rileggendo la storia dovremmo già sapere che nel medio e lungo periodo tutto è destinato a mutare, e che gli eventi e la storia stessa sono dei contenitori più grandi delle singole esperienze personali.
Quando crediamo infatti ad esempio che abbiamo dei problemi o delle soluzioni, piccole o grandi che siano, esse sono davvero importanti solo quando coinvolgono una collettività e quando ciò ha un effetto per un tempo lungo, quando quindi ciò è epocale e sostanziale.
La forma è temporanea ma ciò che è importante resta, il contenuto si adatta o semplicemente svolge la sua funzione in quel preciso momento dopodiché va ricollocato e riqualificato, se è vero valore.

Questa lunga premessa è il filtro attraverso il quale mi piace parlare di Business, che in Italiano significa Affare, e che la Treccani ci ricorda al primo punto che significa “cosa da farsi”, per ragionare di come Affari e Spirito si sovrappongono quasi sempre anche se possono confonderci le idee nella loro manifestazione.
Si, per fare business serve avere lo spirito, a volte un grande spirito, anzitutto di iniziativa, è necessaria una volontà che ci muove sia per soddisfare i più semplici istinti di sopravvivenza, e ciò a a che fare con onorare la vita e custodirla, per migliorarla per noi e per gli altri, così come per soddisfare la fame di conquista di nuovi traguardi, di ingaggiare sfide sempre maggiori e più inclusive, di relazione con gli altri quindi, ma anche di ispirarsi con una capacità di visione sempre più grande e lungimirante ed avere il coraggio di orientare le proprie risorse interiori oltre il limite del conosciuto, sopratutto da noi stessi.

La “cosa da farsi” oggi più che mai ha a che fare con il coinvolgere gli altri, quegli altri che sono e saranno sempre più importanti nella società moderna purché noi scendiamo a compromessi con la capacità di trovare una convivenza fra questo stimolo interiore al pari di quello degli altri. Questo potrebbe non coincidere subito, prima di capirsi bisogna di fatto accettarsi reciprocamente, e ciò non è per nulla scontato poiché l’individualismo verso il quale siamo ormai da tempo stati orientati spesso ci impedisce una reale apertura inclusiva verso l’altro da noi.
Forse il punto centrale è proprio questo. Quando si parla di spirito, se può essere vero che un/a uomo/donna spirituale può essere “altissimo”, “venerabile” e ancora “sublime” ecc ecc, mettiamoci pure qualsiasi epiteto che può suggestionarci nel nostro bisogno di trovare il sacro, non ci deve tuttavia sfuggire che lo spirito si diffonde in modo incontenibile attorno a se, non lo si può imbrigliare in una forma e quindi dei suoi benefici se ne deve poter leggere chiaramente un segno tangibile e riconoscibile.

La “ricchezza” deve evidenziarsi sopratutto se consideriamo l’assunto che – prodigo in spirito significa più evoluto – e quindi – più consapevole, più oculato nella gestione nel medio e lungo tempo, quindi in ultimo anche più “ricco” economicamente – . Allo stesso modo quindi la relazione di spirito, nello spirito giusto , con la persona di spirito, deve necessariamente passare al vaglio dello stesso criterio di pesatura. Se ciò non accade, se si tratta invece solo di un trasferimento di ricchezza concreta da chi la cerca verso chi ne parla, beh allora è bene attivare le sinapsi e domandarsi se quella relazione instauratasi è davvero sostenibile, oppure se è diventata, e magari è sempre stata, tossica.

Proprio così, una relazione è tossica quando non è bilanciata, quando gli effetti di essa non sono più utili ad un miglioramento reciproco. Non può esistere una vera intelligenza se gli effetti di uno sforzo dopo un tempo non generano frutti in ambo le direzioni, si tratta infatti solo di tempo prima che ciò che accada sarà una sicura interruzione di quella relazione, o in alternativa un’altra forma di mutazione della stessa ma che guarda ai principi di sostenibilità e reciprocità.  Deve quindi manifestarsi una sorta di cash-back per dirla in modo moderno, poiché l’amore incondizionato è una convinzione interiore ed ha a che fare con la bellezza, la bellezza dello spirito. Del resto, non tutto è bello in eguale modo, e soprattutto non nello stesso momento. La relazione che si instaura fra due soggetti, se per un tempo è un po’ una conquista dell’altro, quando poi non matura e non arriva ad un livello di circolarità, se cioè essa non ripropone se stessa in una nuova lettura, allora cambia inevitabilmente la sua forma con il rischio di diventare una recriminazione, a volte addirittura una negazione e forse un conflitto.

Per essere più pratici basta fare un esempio che ci riguarda tutti : l’essere umano è in relazione col pianeta e sembra che abbia smarrito da diverso tempo la bussola con la quale guardare all’insieme, siamo in ritardo nelle scelte sostenibili ed i calcoli macroscopici fatti dagli esperti un po’ ovunque ci raccontano di un futuro grigio se non interverremo subito ed in modo efficace. Lo spirito di conquista dell’uomo non ha tenuto abbastanza conto della relazione con l’ecosistema, la relazione è quindi diventata un po’ tossica, ci siamo in qualche modo allontanati da madre terra, cioè, noi come specie umana siamo un elemento tossico per il sistema globale, siamo invasivi, pervasivi,  e probabilmente il sistema se ne è accorto e forse sta prendendo dei provvedimenti … chi può escludere a priori che gli ultimi accadimenti pandemici non hanno una relazione diretta con questi fatti ? La riflessione è d’obbligo e si sta trasformando in una nuova presa di coscienza.

Ho da sempre il piglio di guardare al futuro,  e qualche lustro addietro ho cercato di immaginarmi le nuove religioni che sarebbero nate per sostituire quelle del presente. Pensate a cosa accadde quando l’impero romano, per lo più ancora pagano, decise di adottare il cristianesimo, che ormai aveva attecchito a Roma, con tutte le complicate dinamiche che nacquero dall’arrivo di una nuova religione di stato ed al contempo delle affascinanti ibridazioni che ciò fece nascere. Un esempio a me caro è il culto di S. Lucia che è una trasposizione del culto del sole, o per meglio dire della Luce, attraverso una delle tante vicende di martirio e che spesso hanno tinte fosche e truculente.

Accadrà qualcosa di simile anche nel prossimo futuro. Quali religioni nasceranno dunque? Credo che nel tempo avremo due religioni globali e per certi aspetti contrapposte : Ecologia e Tecnologia. I due primi sommi sacerdoti di oggi “S. Elon” e “Santa Greta” stanno già facendo molti proseliti, il solco è già tracciato.

Ci sarà una sempre maggiore attenzione verso la salvaguardia del pianeta e ciò scatenerà dei conflitti economici e finanziari di grande impatto, non si guarderà infatti più solo agli interessi immediati del profitto ma si terranno sempre di più in considerazione anche le conseguenze che ogni iniziativa porterà con se a vari livelli. Si stanno già riscrivendo le regole oggi, in questo momento così particolare nella nostra sensibilità, dobbiamo auspicare che avremo la corretta lungimiranza e capacità prospettica di visione quanto più ampia. La partita è davvero centrale per noi e per chi dopo di noi.

Allo stesso tempo, la progressiva robotizzazione cercherà di sostituire in tutto il lavoro dell’uomo, ed in questa logica l’uomo dovrà reinventare il proprio ruolo, considerando il rischio di una perdita di coscienza della relazione di causa ed effetto. Cosa significa? Significa che la facile tentazione di demandare la risoluzione di problemi complessi ad una macchina, e sempre di più agli algoritmi che già governano il nostro vivere quotidiano, deve essere sostituita il prima possibile da una nuova presa di posizione nei confronti di un insegnamento alla responsabilità. Per fare ciò è necessario fare due cose fondamentali come alfabetizzare digitalmente ogni fascia di età, secondo le proprie funzioni, ed introdurre da subito un nuovo modello di educazione alla relazione che sappia contemplare l’evoluzione possibile degli scenari. Se ciò non verrà fatto a dovere, accadrà che in un tempo molto più breve di quello che si crede, ci ritroveremo ad avere persone sempre più stupide, ovvero inadeguate, che vengono gestite da macchine sempre più intelligenti. Macchine alle quali si tenta già oggi di fornire una sorta di coscienza, così per come viene spesso raccontata, anche se sarebbe meglio parlare di una capacità di dare una risposta articolata, che per fortuna ancora oggi non è assolutamente l’equivalente di coscienza.

Riassumendo quindi i punti chiave : Business, Spirito, Ricerca, Futuro, Tecnologia, Religioni, Ecologia…Educazione, Coscienza, Relazioni…

Potremo ricercare lo spirito nella relazione armonica con l’ambiente e con tutte le forme di vita che lo abitano (e quindi a seguire anche con nuove terre sparse nel cosmo), e, potendola gestire con una sempre rinnovata intelligenza tecnologica, ottenerne un grande profitto da redistribuire secondo delle nuove e reali classi di coscienza, poiché chi ha più coscienza può garantire un maggiore e migliore futuro a tutti quanti.
È questo il più grande affare al quale possiamo aspirare. E questo è solo il mio “white paper” . Ad mayora.

Mi occupo di consulenza stategico-cognitiva  per il rilancio personale , professionale ed aziendale, chiedimi come fare per ….
– Alessio Micheli