La Prospettiva

L’Italia è stata per diversi secoli un po’ come “La Silicon Valley dell’Arte e della Cultura” , considerata da tutti come una fucina di talenti nel mondo, ed ancora oggi vive di rendita del successo delle vicende che l’hanno attraversata nel bene e nel male, e delle diverse imprese, intraprese, e vinte dai propri figli. 

A Giotto viene attribuita la prima gestione moderna degli spazi nell’ambito dell’arte pittorica, successivamente il Brunelleschi avrebbe dato forma all’invenzione della prospettiva lineare messo poi a punto da altri eminenti artisti dei secoli successivi. Nasce così quindi la terza dimensione che, incredibilmente per noi moderni, prima di allora non esisteva, non era stata ancora concepita dalle menti del tempo. 

Mi sono sempre chiesto ed immaginato con la fantasia la scena di come doveva essere la visione di un quadro contenente la prospettiva quando veniva visto per la prima volta. Credo proprio che sia stato un grande stupore, un effetto wow, i neuroni di quei cervelli “prospetticamente vergini” , grazie alla visione di un’opera d’artista, dialogarono in un modo inedito, eccitati così da una nuova via di comprensione del mondo e probabilmente anche di sé stessi generando un nuovo senso delle cose.

Oggi accade qualcosa di simile, ma dalla portata molto inferiore, quando vediamo uno schermo led moderno, magari di quelli curvi di ultima generazione che ci propongono la realtà aumentata.  
Non è però la stessa cosa tuttavia se paragonato al salto che è stato fatto in passato, allora si accendevano nuove lampadine in testa, mentre oggi si cerca di non farle spegnere poiché sono drogate costantemente dagli stimoli continui ai quali ci obbliga la modernità. 

Quando ho iniziato a scrivere questo pezzo non se ne parlava ancora, ma in questi ultimi mesi imperversa il così detto “Metaverso” ovvero la possibilità di accedere ad un’universo parallelo , digitale, che sembra volerci catturare ed inchiodare all’interno di un mondo irreale. Uno dei trend del business di punta ci invita in modo subliminale ad una probabile via di fuga dal momento presente. 
Di fatto ciò offrirà in men che non si dica altre modalità di (nuova) interazione, di lavoro e di relazioni sociali incluse … ed un po’ rattrista. Questa cosa non è però nuova, la prima stagione di questa idea era stata quella, non molto riuscita, di Second Life per chi la conobbe allora. 

Tornando ai nostri Led Wallet tuttavia il paragone visivo ha forse più pertinenza se riportato all’esperienza che abbiamo fatto in tanti già qualche anno fa di “entrare” volontariamente con lo sguardo dentro una stampa lenticolare 3D con disegni sovrapposti. Ricordo ancora quanto fosse innaturale dover – sfocalizzare – con gli occhi a mo di strabismo per poter accedere al disegno celato dalla macchia indistinta di forme e colori che si vedeva in prima battuta. 
Ci è voluto uno sforzo sia muscolare che di apertura mentale ad nuova comprensione di quella altra realtà, ci si è dovuti un po’ arrendere al fatto che ciò che avevamo visto fino a poco prima non era la cosa più interessante, la novità ancora nascosta ai nostri sensi era già lì ma era ignorata a prescinderne poiché non era ancora stato “caricato quel tipo di file” nella nostra mente, che è appunto il software che alberga diffusamente fra le grinze della nostra materia grigia e rosa. 
Suppongo tuttavia che qualcosa di analogo sia accaduto secoli prima alle prime esperienze della pittura in prospettiva, non tutti saranno stati in grado di cogliere subito la novità poiché la loro mente non sapeva cosa cercare tramite gli occhi, solo una volta aperta quella porta interiore, e solo allora, è stato ovvio e bello ciò che prima era irraggiungibile, e con tutta probabilità ciò che prima era ovvio era diventato improvvisamente vecchio ed in qualche modo un po’ più brutto, peggiore. 
Questo, se ci pensiamo, accade sempre quando si ha a che fare con la tecnologia, la novità, le migliorate performance, la comodità di un prodotto o servizio fanno da spartiacque. 
La chiamerò “obsolescenza mentale” non avendo fatto ricerche circa le possibili definizioni, è il meccanismo col quale in un istante si sceglie di faticare di meno in vista di una migliore usabilità, da subito più gradita.  
Da lì diventa sempre una sofferenza tornare indietro, chi lo nega è un romantico.

Basterebbe considerare questo per cogliere come i concetti di futuro ed innovazione sono sempre e comunque disponibili la fuori, nell’universo (e mi auguro poco nel metaverso) oltre la nostra scatola cranica, ciò che ci serve davvero è un po’ di istruzione su come riuscire a vedere aldilà di noi, delle nostre fedeli paure e dei pre-giudizi che sono molti di più di quelli che riusciamo ad addebitarci già noi stessi. 

Il professor Sgarbi, che quando parla di pittura è davvero coinvolgente poiché da critico appassionato ed amante viscerale di questa arte trasuda grande entusiasmo, ricorda spesso come Giotto rappresenti oltre al genio pittorico il primo vero artista moderno poiché pagato per la sua arte in un nuovo senso Imprenditoriale, o da libero professionista se preferite. 
Per la prima volta l’artista veniva infatti considerato non solo come un esecutore che riceveva vitto/alloggio, cioè uno che campa con ciò che fa, ma diventava  invece un vero e proprio imprenditore che fa da se un po’ tutto fra management/personal-branding/sales/cfo/investor manager ecc ecc detto come si usa fare adesso mettendo l’inglese come il prezzemolo per ogni professione. 

L’evoluzione del concetto di artista oggi è rappresentato da Banksy. 
Che sia un singolo individuo oppure un collettivo, al pari di Satoshi Nakamoto, questa figura ci racconta come in precedenza si sentiva il dovere di uscire dall’anonimato, per affermarsi e testimoniare, mentre oggi si protegge se stessi e il proprio messaggio rifugiandosi all’interno di un anonimato. Escluderei per inciso tutto ciò che ha a che fare con gli NFT che a mio parere sono uno strumento di una breve (???) stagione speculativa, molto business ma poca arte (Ndr quindi) .

In questo senso la prospettiva si è davvero capovolta, dal virtuosismo estetico delle forme plastiche si è tornati all’essenzialità della street art in bianco e nero, non è più la forma che prevale sul contenuto ma si ritorna all’essenza poiché la forma è di impiccio, troppo ingombrante.

Abbiamo oggi davvero molti strumenti di supporto tecnologico, in senso elettronico, e tutto ciò vive delle logiche dell’obsolescenza precoce perché la veloce progressione della curva dell’innovazione digitale di nuovi e più performanti ammennicoli ci spinge sempre di più verso una continua ansia da possesso dei migliori strumenti immessi sul mercato per il lavoro e per la vita. 

In passato tendenzialmente le cose erano diverse, i tempi erano più dilatati, i cambiamenti avvenivamo senz’altro anticipati da forti e prolungati segnali … eppure non è del nulla scontato che ciò che rappresentava la novità fosse compreso neppure allora. 
La cosiddetta “inerzia cognitiva” travalica la storia dell’uomo, cambiamo le scale e le misure, aumentano frequenza ed ampiezza dei cambiamenti, ma la storia si ripropone.

Anni fa ebbi modo di avere alcuni incontri di lavoro col Sig. Carlo Vichi, lo storico fondatore del marchio MIVAR, che fu l’azienda italiana leader per la produzione di televisori negli anni ottanta e novanta, e che era nata nel dopoguerra dall’abilità artigianale del suo fondatore di aggiustare apparecchi radio e poi televisivi. 

Vichi osservò e sfruttò la richiesta costante e continua determinata dal periodo di crescita del boom economico e così decise di diventare un imprenditore ed ottenne  un grande successo. 
Tutto però cambiò quando le nuove tecnologie TV delle aziende estere competitor, sopratutto giapponesi, imposero quel cambio di passo al quale MIVAR non era preparata.  
Il racconto del Sig. Carlo infatti finisce con la forte autocritica dell’aver sottovalutato e quindi ignorato il nuovo che avanzava ad un ritmo forse in quel momento imprevedibile. 
In sostanza l’ammissione dell’errore è quello del non aver guardato in prospettiva oltre lo scenario che veniva dato in qualche modo per scontato. 

Così come per MIVAR ci sono altri esempi che sono ancora più celebri per il calibro dei brands, vengono spesso citati quando si parla di innovazione i marchi di Kodak e Blockbuster che ignorarono loro malgrado il potere – disruptive –  dei telefonini poi divenuti smartphone a discapito della fotografia e dei supporti video ed i servizi video del web rimanendo quindi fermi alla stazione …. mentre “Hyperloop” era già partito…

Il Tempo, considerato come fattore e come strumento, è la nuova vera tecnologia con la quale dobbiamo oggi imparare a guardare alle cose in prospettiva. Mi spiego meglio : il tempo è finito, ovvero è stato schiacciato, compresso, dalle tecnologie, ci siamo abituati ad avere tutto subito e ad essere sempre connessi, il rallentamento di qualsiasi processo del fare è ormai sinonimo di incapacità ed inefficienza, la lentezza ci sembra non essere una buona cosa.

La risorsa più grande che quindi vorremmo intimamente avere in fondo in fondo è un maggior tempo, ne vorremmo sempre di più , ed a volte non sappiamo bene per fare che cosa, non ne riconosciamo più il sapore come prima. 
Da tempo per molti il “Tempo”è sempre più uguale, indifferenziato, la percezione che abbiamo è che il tempo non basta mai. 

Il COVID -19 ha rotto (oltre che le scatole) il meccanismo cognitivo di relazione col tempo. Era già prima una relazione precaria, ma adesso abbiamo avuto un grande stop. Se lo abbiamo sfruttato bene è proprio per rivedere le logiche di priorità, ed una delle grandi consapevolezze che abbiamo maturato è che il pianeta intero sia proprio a corto di tempo, c’è una deadline sempre più vicina, molte cose sono da fare e ci sentiamo piuttosto inadeguati, colpevoli ma anche un po’ stanchi e delusi – scusassero lo spleen – .

Perché ?

Stiamo quindi utilizzando il tempo come l’unico strumento per guardare al passato ed al futuro in una logica di vera prospettiva e non ne siamo ancora del tutto capaci, ci sembra di non vedere bene e quindi di non capire proprio come quando abbiamo fatto i primi tentativi di guardare a quella stampa lenticolare in 3D. 

La cosa non riguarda solo gli over quaranta che senz’altro sentono di più il peso di un primo bilancio di vita e sono preoccupati per i propri figli, ed in qualche raro caso anche per i già nati nipoti, questo nuovo sentimento collettivo è un collante che ci tocca tutti, più o meno consapevolmente.

Come ci spiegano gli studiosi di astronomia che hanno a che fare con delle scale di grandezza infinitamente più grandi della nostra idea di tempo, l’intera nostra vita può essere fotografata in un solo frame, come a dire che che ciò che abbiamo già fatto e ciò che faremo in modo più frequente determinerà ciò che verrà immortalato in uno scatto, congelati quindi in quello può essere considerato il nostro carattere distintivo, la nostra qualità, la nostra caratteristica. 

Se ciò vale per un singolo, non cambia molto per un collettivo, e così anche per un periodo temporale. I validi storici sanno tratteggiare già nel presente l’analisi del dopo, tracciano i contorni per una lettura di retrospettiva, usando quindi la – prospettiva del prima – , che spesso si differenzia da quella della vulgata e dei libri di storia.

La prospettiva quindi non può essere altro che cognitiva. 
I cosiddetti bias, che fondamentale sono i driver che guidano la nostra esperienza di vita e traduco per noi il linguaggio dello sconosciuto, cioè sono per noi come google traslate che usiamo per comodità e velocizzazione , ma che molte volte non è in grado di tradurre il vero contenuto dello script che deve tradurre. I file dedicati a questa funzione che sono caricati nelle sue libreria sono troppo rigidi e costringono un linguaggio ad un impoverimento facendone la sintesi. 
Ecco la stessa cosa accade nella nostra mente, che pigra-mente non vorrebbe doversi sforzare più di tanto. 

Se ciò lo applichiamo alla lettura del mondo e degli eventi, scopriamo che la prospettiva cognitiva ci può regalare tesori, tesori cognitivi che fanno la differenza, è una vera e propria magia.

Se abbiamo la famosa resilienza nella nostra cassetta degli attrezzi scopriamo che la realtà è un’altra, e forse già prima era diversa. Senz’altro potrebbe essere un’altra in futuro, “basta” quindi imparare a disegnare secondo l’innovativo uso della prospettiva, ma senza indugi e rimandi. 

Mi occupo di consulenza strategico-cognitiva chiedimi come fare ! 
–  Alessio Micheli 

Alcune delle fonti :

Web e Video : 

Testi :

La Poetica del Vago e dell’Indefinito – di Giacomo Leopardi 
Come funziona il cervello – Ed. Darling Kindersley Limited
La scoperta dell’ombra – di Roberto Casati
Inventare la Mente – di Chris Frith
Silicio – di Federico Faggin

Films :

Il Peccato ; il furore di Michelangelo – di  Andrej Končalovskij
Inception – di Christopher Nolan

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